Intervista all’onorevole Giuliano Cazzola

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Giuliano Cazzola, laureato in giurisprudenza, attualmente è Vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati. E’ professore di Diritto della Previdenza Sociale presso la Facoltà di Giurisprudenza di Bologna. E’ stato dirigente generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dal 1994. Fino al 2002 è stato membro del Collegio dei Sindaci dell’Inpdap, poi membro del Collegio dei sindaci dell’Inps, con funzioni di Presidente fino al 2007. Dal 2002 al 2006 ha rappresentato il Governo nel Comitato di Protezione Sociale dell’Unione Europea. E’ stato componente della Commissione di Vigilanza sui fondi pensioni e del Nucleo di valutazione della spesa pensionistica. E’ componente del Comitato Consultivo dell’Abi e Senior Advisor del Centro Studi Marco Biagi, Presidente del Comitato per la Difesa e l’attuazione della Legge Biagi e consulente del Censis. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative in tema di welfare e previdenza, è editorialista de “Il Sole 24 Ore”, “Quotidiano Nazionale”, “Avvenire”, “Il Piccolo”. Nel 2003 ha riunito nel libro “Riformare il welfare è possibile” gli articoli scritti con Renato Brunetta. Il 2 giugno del 2006 è stato insignito dell’onorificenza di Commendatore.

L’onorevole Cazzola è stato legato da profonda stima e amicizia a Marco Biagi e, anche dopo la scomparsa del giuslavorista, contribuisce a tenerne viva la memoria e le opere. Cazzola è infatti Presidente del Comitato nazionale per la difesa e l’attuazione delle norme della riforma Biagi e Senior Advisor del Centro Studi Marco Biagi. Nel corso dell’intervista rilasciata a Jobbing News, l’onorevole ha fatto il punto sull’attuazione delle norme della Legge 30. Inoltre ci ha illustrato le finalità della neonata associazione culturale “Marco Biagi”, di cui è uno dei fondatori, che sarà presentata a Bologna il prossimo 19 dicembre.

Non è ancora vinta la battaglia della ricollocazione e c’è ancora chi vorrebbe abrogare la Riforma Biagi…

On. Cazzola, Lei è Presidente del Comitato nazionale per la difesa e l’attuazione della Legge Biagi. Possiamo fare il punto della situazione proprio sull’attuazione delle norme della Riforma Biagi?

Il Comitato da me presieduto ha svolto una funzione durante la passata legislatura quando la legge Biagi era oggetto di pesanti attacchi politici. Poi, dopo le elezioni del 2008, pensavamo di aver finito la nostra missione. Invece dovremo scendere di nuovo in campo perché quella forza politica che si sta costruendo alla sinistra del Pd ha intenzione di raccogliere le firme per sottoporre a referendum abrogativo alcune parti della legge 30. Ovviamente noi ci trasformeremo nel comitato per il No. Quanto alla sua domanda, la legge non ha avuto vita facile. Nella sua applicazione ha subìto un vero e proprio boicottaggio da parte delle Regioni, spesso non solo quelle governate dalla sinistra. C’è da dire che sono state recuperate le parti che il governo Prodi aveva abrogato o modificato. Il problema più serio è quello riguardante i contratti a progetto. In questo senso la legge aveva previsto che le collaborazioni fasulle venissero trasformate in rapporti di lavoro dipendente a tempo indeterminato. Il fatto è che questa soluzione rimane in molti casi una petizione di principio, in quanto questi lavoratori non hanno la forza per farsi riconoscere da un giudice i loro diritti.

La flessibilità introdotta dalla Legge 30 dovrebbe essere sostenuta anche un solido welfare. Si parla spesso di riforma degli ammortizzatori sociali e da almeno tre legislature si cerca di venirne a capo. La flexecurity è davvero realizzabile? Cosa si può fare in concreto perché la flessibilità non diventi precarietà?

Va segnalato che il governo ha introdotto e migliorato una prima forma di ammortizzatore sociale per i collaboratori che perdono il lavoro: l’indennità di reinserimento, un’erogazione una tantum che può arrivare fino a 4mila euro. Inoltre, all’esame in seconda lettura della Commissione Lavoro della Camera, io ne sono il relatore, vi è una norma che riapre i termini della delega per la riforma degli ammortizzatori sociali secondo i criteri indicati nella legge n. 247/2007 dell’allora governo Prodi. Quanto alla flexecurity il problema è il seguente: bisogna tutelare il lavoro e non il singolo posto. Noi abbiamo fatto tutto il contrario: teniamo il più possibile i lavoratori legati al posto anche quando questo è divenuto finto, inesistente, un fantasma di ciò che fu. Dovrebbero funzionare meglio i servizi per l’impiego e gli strumenti della formazione professionale, allo scopo di ricollocare il lavoratore che ha perduto il lavoro. Purtroppo questa sfida non l’abbiamo ancora vinta.

Lei è Senior Advisor del Centro Studi Marco Biagi, fondato nel 1991 dal Prof. Biagi come Centro Studi Internazionali e Comparati, e poi a lui dedicato dopo la sua scomparsa nel marzo 2002. Quali sono le attività del Centro, costituito all’interno del Dipartimento di Economia Aziendale della Facoltà di Economia dell’Università di Modena e Reggio Emilia?

Da quando sono stato eletto ho ridotto necessariamente la mia presenza ed attività. Il Centro svolge un’attività di alta formazione universitaria, organizza iniziative in materia di lavoro e pubblica un bollettino on line che è un prezioso strumento di informazione su quanto accade in Italia e nel mondo.

Cosa si propone, in particolare, la Fondazione Marco Biagi, fondazione universitaria di diritto privato istituita nel dicembre del 2002, per volere della famiglia del Prof. Biagi e dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia?

E’ un’ottima istituzione culturale. Svolge anch’essa attività di alta formazione con dottorati di ricerca, promuove convegni e soprattutto organizza l’evento di carattere internazionale che tutti gli anni ricorda la morte di Marco.

Lei è stato legato al giuslavorista Marco Biagi da trentennali rapporti di amicizia e reciproca stima, ha scritto anche il libro intitolato “Il riformista tradito. La storia e le idee di Marco Biagi”, un saggio in ripercorre il percorso umano del professore ed evidenzia l’attualità delle elaborazioni che lo videro protagonista. Biagi si può dunque considerare un antesignano nel campo della modernizzazione del diritto del lavoro?

Sicuramente Marco è stato un innovatore. Ha intuito, prima di altri, che le nuove forme di organizzazione del lavoro non erano pericolose deviazioni rispetto agli standard tradizionali a cui era abituata la dottrina giuslavoristica e pertanto da contrastare con ogni mezzo. Si trattava invece di rapporti che rispondevano a nuove esigenze dell’economia e che meritavano di essere studiati e regolati. Marco è stato tra i primi a farlo, mentre gli altri giuristi continuavano a scrivere il classico “Hic sunt leones” come facevano i cartografi dell’antichità nei riguardi dei territori inesplorati.

Il prossimo 19 dicembre a Bologna verrà presentata l’associazione culturale “Marco Biagi” di cui Lei è uno dei fondatori. Che tipo di associazione sarà? Ci può illustrare gli obiettivi?

Un’associazione politico-culturale fortemente centrata sullo studio del lavoro, votata a creare anche a Bologna, che era la città di Marco, un punto di diffusione del pensiero di Biagi, attraverso pubblicazioni, conferenze e quant’altro. Ma vi saranno anche altre attività: di formazione professionale ad esempio, senza pretendere di divenire un centro come tanti altri. I promotori sono tutte persone che nella vita hanno fatto tante cose e portano con sé preziose esperienze in tanti campi dell’amministrazione, della politica, del sindacato, dell’impresa.

lunedì, 14 dicembre 2009